COME CAMBIERA' MILANO - idee e proposte per il Piano di Governo del territorio
Come cambia il Piano di Governo del Territorio? Quali sono i primi risultati del...la Giunta Pisapia? Ne parleremo
martedì 10 gennaio - ore 21
all'Acquario Civico - via Gadio, 2 - Milano
con: Franco Beccari, Antonello Boatti, Stefano Chiappelli, Giancarlo Consonni, Chiara Cremonesi, Daniele Farina, Giorgio Ferraresi, Paolo Matteucci, Pietro Mezzi, Patrizia Quartieri, Pierluigi Rancati, Onorio Rosati, Paola Santeramo, Simone Zambelli
6/1/2012 - BOICOTTA OMSA
Le lavoratrici Omsa invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, "boicottando" i marchi Philippe Matignon - SiSi - Omsa - Golden Lady - Hue
Donna - Hue Uomo - Saltallegro - Saltallegro Bebè - Serenella e vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo CONDIVIDENDO a quante più persone potete se non altro per non alimentare l’indifferenza...
Le lavoratrici Omsa ringraziano per l’aiuto e il supporto che vorrete dare loro quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti.
22/12/2011 - Un segno di civiltà

Questo il Consiglio Comunale ci ha dato stasera, votando l'ordine del giorno che chiede al Sindaco e alla Giunta di sostenere la campagna "L'Italiasono anch'io!", sul diritto di cittadinanza secondo lo Ius soli, e sul diritto di voto amministrativo ai cittadini immigrati residenti da 5 anni nel nostro Paese.
Già in merito si era espresso il presidente Napolitano, affermando: ..."E' una assurdità e una follia che dei bambini nati in Italia non diventino italiani. Non viene riconosciuto loro un diritto fondamentale. I bambini hanno questa aspirazione".
Questa campagna, promossa nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia, vedrà il nostro Comune impegnato in prima fila a sostenere iniziative che sensibilizzino l'opinione pubblica su un tema così importante per una società più inclusiva e rispettosa dei diritti di ciascuno.
12/12/2011 - Piazza Fontana: strage impunita, ma non senza colpevoli
Quarantadue anni sono tanti, una vita. Così tanti che l’oblio sarebbe
stato quasi normale, quasi legittimo. Se non fosse che, accanto a questa parola già di per sé terribile, Strage, occorre mettere un aggettivo, IMPUNITA. Un aggettivo che suona come uno schiaffo alla memoria di quelle vittime, al dolore dei loro famigliari, alla fatica di ricostruirsi una vita per chi, in quel boato, ha lasciato la salute, l’integrità fisica, la serenità, per chi, da quelle macerie, uscì segnato per sempre, nel fisico e nell’anima.
Impunita, dal 2005 lo sappiamo, senza rimedio. La Cassazione infatti , il 3 maggio di quell’anno, assolse definitivamente Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, militanti di Ordine Nuovo.
Impunita quindi, ma non senza colpevoli. Come ebbe a dichiarare il magistrato Guido Salvini, che curò il secondo filone dell’indagine, a partire dagli anni ’90: <La stessa sentenza di assoluzione conferma che gli attentati, Piazza Fontana e dintorni, provenivano da Ordine Nuovo e che ad esempio Freda e Ventura erano storicamente colpevoli, solo che non potevano più essere giudicati una seconda volta. Infatti le prove che abbiamo trovato dopo, negli anni Novanta, avrebbero quasi certamente portato ad una condanna, ma dopo la prima assoluzione non era più possibile procedere. Infine, Digilio, il confezionatore dell’ordigno portato a Milano, è dichiarato colpevole già nel primo grado e tale è rimasto. Un colpevole per Piazza Fontana quindi c’è, anche se le attenuanti che gli sono state riconosciute come collaboratore, hanno fatto scattare la prescrizione e quindi cancellato la pena. Digilio non era certo anarchico, era di Ordine Nuovo, condannato negli anni ’80 a 12 anni di reclusione a Venezia per la sua partecipazione a tale gruppo, ed è stato dichiarato colpevole per Piazza Fontana. Questo sancisce in via definitiva la firma politica di quei fatti.>
Per questo suo essere Piazza Fontana una strage impunita, ma non senza colpevoli, il nostro dovere di ricordare rimane intatto, come se quello scoppio che squassò Milano fosse avvenuto ieri. La condanna di uno Stato che ricorse all’attentato per uccidere la democrazia, che accusò degli innocenti per creare un clima più favorevole a svolte autoritarie, non deve conoscere fasi di amnesia.
In una intervista il magistrato Salvini paragonò l’atteggiamento dell’Italia nei confronti delle Stragi degli anni ‘70 a quello usato nei confronti delle atrocità commesse dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e chiusi nell’ “Armadio della vergogna”. <Una storia di rimozioni – afferma Salvini- di selezione della memoria. Ciò che è imbarazzante lo si amputa e lo si supera senza comprenderlo e senza spiegarlo. Io non so se questo fenomeno sia finito, potrebbe riproporsi se non ci impegniamo a ricordare alle generazioni attuali, magari disattente o abituate ad una vita più deproblematizzata, ciò che è effettivamente avvenuto.>
E quindi i giovani vanno aiutati a ricordare: non molto tempo fa, durante una manifestazione per la scuola, passando davanti alla lapide in memoria di Pinelli ho sentito alcuni giovani chiedersi chi fosse.
Ecco, è importante che tutti i giovani di Milano sappiano, ricordino, che Giuseppe Pinelli è la 18° vittima innocente della strage di piazza Fontana. Lo ha detto anche il presidente della Repubblica Napolitano. E che Licia Pinelli e le loro due figlie sono l’89°, 90° e 91° ferito di quella terribile pagina della storia italiana.
<Un morto che ci pesa>, così lo definisce lo scrittore Marco Sassano. <Giuseppe Pinelli – dice Sassano -, 41 anni, caposquadra manovratori allo scalo della Stazione di Porta Garibaldi, a Milano, sposatosi nel 1955 con Licia Rognini, una militante comunista conosciuta ad un corso di esperanto, con due figlie di 10 e 8 anni, Silvia e Claudia, autodidatta, anarchico >.
E Aldo Cervini, suo diretto superiore, diceva di lui: <Era il più altruista e generoso degli uomini. Non poteva sentire lamentare le bestie che a volte transitavano nei carri merci. Avevano sete, muggivano: egli allora portava loro dell’acqua>.
Forse fu proprio questa bella figura di uomo, a far fallire tutto il miserabile piano di uccidere con bombe fasciste e attribuirne la colpa agli anarchici. Pinelli, per chi lo aveva anche solo incrociato, era un uomo di un profilo morale troppo elevato per poter essere un colpevole credibile. Non a caso la moglie Licia scrisse: <Pino è stato il granellino di sabbia che ha inceppato il meccanismo.>
E l’elenco dei morti di questa strage non finisce qui: c’è anche Saverio Saltarelli, studente 23enne morto con il cuore spaccato da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo nel primo anniversario di Piazza Fontana, quando , vietando e reprimendo le manifestazioni, si cercò di far passare l’idea che ricordare fosse proibito.
Per tutto questo ancora oggi a noi resta il compito di ricordare, di spiegare alla parte giovane della città quel che è stato e perché fu: è di una decina di giorni fa la notizia che il Comune di Milano sosterrà la digitalizzazione degli atti processuali della strage di Piazza Fontana per consentirne la conservazione e renderli disponibili per scopi di studio e ricerca. Bene.
Un ulteriore sforzo deve portare finalmente alla realizzazione della casa della Memoria ,e la messa in campo di iniziative e percorsi di educazione alla democrazia nelle scuole superiori , così come illustrato nell’ordine del giorno depositato e a firma di tanti consiglieri. Perché a Milano, a volte, c’è la nebbia, ma intorno a Piazza Fontana dobbiamo far brillare sempre la luce.
Azzerati vertici della Fondazione Scuole Civiche Milano - 27/10/2011
Espri
miamo apprezzamento e totale condivisione con la scelta di revocare gli incarichi degli organismi dirigenti della F. M. (ovvero Fondazione Scuole Civiche Milano).
Con questa decisione si sana una situazione denunciata più volte anche nella passata amministrazione. Il rilancio di un valore aggiunto per Milano, come quello di queste quattro scuole di eccellenza trova in quest’atto il suo punto di partenza e pone le condizioni per poter meglio investire nella didattica, nell’organizzazione e soprattutto in un clima sereno e produttivo sia per gli studenti , sia per i docenti per un valore aggiunto di Milano come quello di queste quattro scuole di eccellenza trova in questo atto il suo punto di partenza e pone le condizioni per meglio investire nella didattica, nell’organizzazione e soprattutto in un clima sereno e produttivo sia per gli studenti che per i docenti.
Ines patrizia Quartieri
Questo il comunicato stampa del Comune
FONDAZIONE MILANO. REVOCATI GLI ORGANISMI. TAJANI: TROPPI CONFLITTI, RIMETTERE AL CENTRO LA DIDATTICA.
In queste ore verranno recapitate le lettere con cui vengono revocati gli incarichi agli organismi dirigenti della Fondazione Milano.
La revoca degli incarichi e' una tappa di un percorso lungo che ha visto l'amministrazione impegnata in una valutazione attenta, incominciata con il dialo...go con i dirigenti della Fondazione Milano e con un audit specifico per fare luce sui rapporti intercorsi tra la scorsa amministrazione e la Fondazione.
«Le revoche di oggi sono un passaggio obbligato di fronte ad una altissima conflittualità dentro il Consiglio di indirizzo della Fondazione che rischia di essere tutta a danno della didattica. - A dirlo e' Cristina Tajani a cui il Sindaco ha dato una delega specifica alla Fondazione Milano. - In questi mesi abbiamo lavorato alla partenza dei corsi e all'ascolto di tutte le istanze dei docenti e degli studenti delle scuole. Consegneremo ai nuovi organismi della Fondazione un mandato chiaro ad investire nella didattica di eccellenza, in una dimensione internazionale delle scuole, nell'ascolto delle professionalità che ha in se' Fondazione Milano. Chiederò al Presidente e agli organismi dirigenti di garantire la funzionalità della Fondazione fino alla nomina del prossimo Consiglio. L'avvio dei corsi e' stato reso possibile anche grazie al lavoro del Presidente Paolucci a cui va il ringraziamento di questa amministrazione per essersi fatto carico di criticità di lungo corso. Avremmo potuto revocare prima gli organismi dirigenti, non lo abbiamo fatto per garantire l'inizio dei nuovi corsi e un'attenta verifica delle condizioni di prosecuzione delle attività, oggi esauritasi.»
Negli scorsi giorni il consigliere e musicista Maurizio Salerno ha rimesso il suo incarico nelle disponibilità dell'Amministrazione. Anche al Consigliere Salerno l'amministrazione chiederà di rimanere in carica per garantire il traghettamento della Fondazione verso i nuovi organismi dirigenti.
Il bando per il rinnovo del consiglio di indirizzo sarà pubblicato domani dal Comune
“Tesoro, mi è sparito il preside”ovvero il dimensionamento s
colastico. 27/10/2011
Come ridurre a 73 il numero degli istituti comprensivi di Milano.
Di fronte al diktat del Provveditorato: “Tagliare, tagliare, tagliare”, sentiti i Presidi e i Presidenti delle commissioni scuola – educazione dei Consigli di zona, l’assessore Guida ha deciso di inviare una lettera all’Ufficio Scolastico Regionale e Provinciale chiedendo un anno di tempo per poter affrontare la questione con la dovuta attenzione. L’ultimatum scadeva in questi giorni, speriamo che dal Provveditorato arrivi una parola di buonsenso!
Ma cos’è il dimensionamento?
La norma sta tutta qui, in questi due paragrafi:
Art. 19, commi 4 e 5, del Decreto Legge n. 98 del 6 luglio, convertito, con modificazioni, con la Legge n. 111 del 15 luglio 2011
4. Per garantire un processo di continuità didattica nell'ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall'anno scolastico 2011-2012 la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti comprensivi per acquisire l'autonomia devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche.
5. Alle istituzioni scolastiche autonome costituite con un numero di alunni inferiore a 500 unità, ridotto fino a 300 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, non possono essere assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato. Le stesse sono conferite in reggenza a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome.
Insomma, 12 righe per dire che i presidi che mancavano all’appello ora non occorrono più, per avere un preside bisogna essere un mega istituto, se no ti becchi un reggente e taci.
Il tutto fatto nel solito modo pasticcione e irregolare, perché la legge sul dimensionamento prevedeva un regolamento che non è mai stato emanato (in sede di Conferenza unificata, infatti, non è stata raggiunta l'intesa). Tanto irregolare che le Regioni Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Sicilia hanno sollevato davanti alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art.19, commi 4 e 5 del D.L. n.98/2011, convertito in Legge n. 111/2011.
E la Lombardia? La Lombardia no, ci mancherebbe! Così noi ci troviamo alle prese con un problema grandissimo: come ridurre del 30% il numero degli istituti comprensivi a Milano?
Non è semplice. Si deve interviene su tutte le scuole, disarticolando ciò che era già stato unito negli anni scorsi, per arrivare ad avere istituti calibrati nel numero degli allievi, possibilmente seguendo un criterio di flusso degli studenti, di vicinanza territoriale ecc. In questo caso però venti giorni non bastano, occorre confrontarsi con i presidi, i collegi docenti, i consigli di zona e molto altro.
Oppure si lavora solo su quelle scuole che non avevano ancora provveduto a unirsi in istituti comprensivi, ma in questo caso si otterranno dei mastodontici Comprensivi composti di 1600 studenti e più, con collegi docenti così numerosi che per riunirsi dovranno affittare un cinema o un teatro.
Anche in questo modo si affossa la qualità della scuola pubblica.
ARIA NUOVA PER LE SCUOLE CIVICHE
Le scuole della Fondazione Milano sono un patrimonio della città e vanno valorizzate. In un momento di crisi, come quello attuale, ben venga una rilettura della loro gestione e una messa in discussione dei vertici
Nulla è stato fatto dalla precedente amministrazione nonostante più volte siano state segnalate opacità a partire da uno Statuto che ha subito modifiche rispetto alle finalità della Fondazione, senza coinvolgere il Consiglio comunale, a partire dalla costituzione di un organo di gestione e di indirizzo composto dalle stesse persone.
A partire da una norma che doveva essere transitoria, ma non è mai stata superata per mantenere il Direttore generale in carica, per tutta la sua vita lavorativa.
Oggi, gli stessi vertici minacciano di non far partire i corsi, nonostante l'assunzione di 70 docenti e l'impegno, come ogni anno,da parte dell'amministrazione di prevedere a bilancio la copertura necessaria.
Questo significa infondere inutilmente ansia nelle famiglie, ansia alimentata anche da voci di notevoli rincari nelle quote di iscrizioni.
Sono informazioni che danneggiano la vita e il clima di lavoro e non sono supportate da alcun dato concreto dal momento che l'impegno della Giunta è di risparmiare sì, ma operando nella direzione di una maggior trasparenza e qualità gestionale.
Con i bambini di Via Paravia per una vera integrazione
Non si fa integrazione discriminando.
Ieri, alla vigilia dell’anno scolastico, il Ministero conferma il suo no alla richiesta avanzata, anche dal Comune di Milano, di apertura di una classe prima in via Paravia.
Sarebbe una classe ghetto: questa la motivazione, perché alla chiusura delle preiscrizioni, su 17 solo due erano italiani. Non importa se la maggioranza è nata in Italia, ha frequentato la scuola materna e parla italiano meglio di tanti nostri connazionali.
Con il primo no del ministero è iniziata un'opera di dissuasione che ha fatto ulteriormente scendere il numero degli iscritti.
Ovvio che la popolazione scolastica rifletta quella del quartiere, solo la Gelmini “sembra” non saperlo, e la preoccupazione di una scuola ghetto in un quartiere ad alta presenza migratoria, affrontata chiudendo le porte della scuola di territorialità è una soluzione che va davvero verso l’integrazione? No, discrimina solo quelle famiglie che dovranno spostare i loro figli “colpevoli” di non avere un cognome italiano.
Qualcuno si è posto il problema di cosa significa una scelta del genere oltre che sul piano organizzativo familiare, anche in termini di disinvestimento in relazioni di quartiere sia per i bambini, sia per le mamme, quindi in minor opportunità di integrazione?
Nel caso specifico poi, andando oltre facili slogan va tenuto conto che:
* La scuola più vicina è quella di Via Dolci, ma già ha raggiunto la capienza consentita di “stranieri” e quindi i genitori sono invitati a rivolgersi a scuole decisamente lontane (via Quarenghi e Forze Armate) .
* Non aprendo la classe prima si pone una serie ipoteca al mantenimento in vita della scuola nei prossimi anni. Questo comporterà la scomparsa di una scuola del territorio che non viene sostituita con un'altra di pertinenza
In coerenza con una strana idea d’integrazione, in compenso, lo scorso anno è stato deciso di cedere metà dell’edificio alla scuola araba, che ora raccoglie molte iscrizioni, soprattutto da quelle famiglie che, per necessità di vicinanza, già stanno decidendo di optare per questa scuola a pagamento e, che seppur legittima, certamente non rappresenta quel modello d’integrazione che può rappresentare la scuola pubblica italiana e su cui si dovrebbe investire, anziché lasciarla morire.
Infine, a due passi sempre dalla scuola di via Paravia, c’è la scuola di via San Giusto, unica elementare del Comune di Milano. Ha oggi le classi sature e un numero decisamente limitato di alunni stranieri. Perché ?
Una riflessione complessiva quindi andrebbe fatta per chiederci dove inizia e finisce il diritto ad una scuola vicino a casa, per chi vale e per chi no. Non può essere il cognome che si porta il parametro.
La scuola di Via Paravia non va lasciata in agonia. E’ una bella struttura e va valorizzata come luogo d’apprendimento e d’incontro per il quartiere.
Una scuola pilota, un laboratorio , un nuovo polo di didattica interculturale nel quale, con docenti formati e incentivati, si dia vita ad un progetto strutturale dell’intera offerta formativa, che sia una risposta attuale e lungimirante sulla via dell’integrazione.
23/8/2011 - A PRANZO CON LE COOPERATIVE
Il Tempo Pieno era un modello didattico/pedagogico con due insegnanti titolari e ore di compresenza per uscite, laboratori, aiuto a chi è in difficoltà. Il momento del pranzo ne era parte integrante. Questa la scuola richiesta da oltre il 90% delle famiglie milanesi per i propri bambini.
Al duo Tremonti Gelmini non è bastato stravolgerlo in uno spezzatino orario di 40 ore, con un susseguirsi di insegnanti per coprire le classi dalle 8,30 alle 16,30 e ore di compresenza tendenti allo zero. Ora, a furia di tagliare docenti, anche il tempo scuola di 40 ore sta diventando un ricordo, se il Comune non ci metterà una pezza. Così, oltre ad aver tagliato posti e speranza di lavoro, si mettono in ginocchio definitivamente la scuola pubblica e le famiglie.
Quando si fa programmazione, ormai si parla più di puzzle orari che di bisogni di apprendimento, più di vigilanza che di educazione, più di parcheggio e meno di scuola.
Con 300 insegnanti in meno dal Ministero, dare la disponibilità come ha fatto il vicesindaco Guida a sperimentare con cooperative pagate dal Comune la copertura del momento del pasto e del gioco, è una risposta che senz’altro viene incontro ai genitori milanesi e alle mamme in particolare. Ma una scuola così, è una scuola che barcolla, e non chiamiamola più Tempo Pieno.
Sempre meno interventi qualificati, soprattutto negli spazi relazionali, significano anche meno opportunità di apprendimento. A quell’età è soprattutto in quei momenti che passano stimoli educativi e occasioni di confronto ed è con una buona relazione educativa che si creano le condizioni migliori per apprendere. E per far questo ci vuole tempo, continuità e competenza.
E ipotizzando pure un indispensabile contributo economico da parte dello Stato (in che misura? per quanto tempo?), a perderci saranno comunque i bambini e la qualità della Scuola pubblica.

17/8/2011 - MEGLIO EXPO O I SERVIZI SOCIALI?
Meglio Expo o i servizi sociali?
Di fronte all’ultimo salasso imposto da questo governo, Milano sembra essere una citta tra le più colpite.
Questo impone delle scelte derivanti dall’ulteriore taglio agli Enti Locali, che per la nostra città pare ammontare attorno ai 100 milioni.
Per noi è imprescindibile salvare i fondi da destinare ai servizi sociali, salvaguardandone anche la qualità.
Se si dovesse arrivare alla dolorosa scelta di stabilire una priorità tra l’onorare la nostra quota di partecipazione in Expo pari a circa 30 milioni di euro o intervenire per mantenere l’attuale erogazione dei servizi alle persone con disagio, agli anziani, all’infanzia, crediamo non ci debbano essere dubbi.
Il rispetto della dignità e della qualità del vivere dei cittadini vale sicuramente più di ogni manifestazione, seppure di grande rilevanza.
Ines Patrizia Quartieri
Mirko Mazzali
Gruppo SEL - Comune di Milano